L’analisi intermarket è uno strumento prezioso per fare un buon trading sulle valute e sui future sugli indici. Oggi questi mercati mostrano, infatti, forti correlazioni e ciò è particolarmente evidente nelle giornate di maggiore incertezza, nelle quali i movimenti di prezzo sono pilotati da paura o euforia degli investitori. In particolare, il trader può trarre vantaggio dal monitoraggio contemporaneo degli andamenti di indici come lo S&P500 e il Dax e coppie di valute come Eurusd ed Euryen. L’utilità di questo tipo di monitoraggio deriva dal fatto che, nelle fasi negative dei mercati, USD e YEN sono valute che, percepite come beni rifugio, tendono ad apprezzarsi, mentre l’Euro, che è chiaramente nell’occhio del ciclone finanziario, tende a perdere valore.
Sul tema delle correlazioni, molti obiettano, a ragione, che esse non sono sempre affidabili, che tendono spesso a saltare e che, pertanto, utilizzare l’analisi intermarket per il trading può anche indurre a decisioni operative errate. Pur condividendo l’obiezione, ritengo tuttavia che, se si vuole fare un buon trading, nell’attuale contesto di mercato è molto vantaggioso impiegare proprio questo tipo di analisi. Mi sembra utile chiarire meglio, seppure in sintesi, questa mia opinione invitando il lettore a distinguere fra due diverse situazioni o fasi di mercato:
1. Fase razionale.
Tipicamente, nelle fasi di mercato “normali”, quando cioè non sono in vista fattori determinanti o eventi capaci di generare impatti estremamente negativi (o anche positivi) su tutti i mercati a livello globale, le correlazioni, pur presenti, non risultano né evidenti né decisive. Nei periodi sufficientemente “tranquilli” i mercati mostrano una relativa efficienza e razionalità, i grandi e i piccoli operatori tengono conto dei valori fondamentali dei singoli settori e dei titoli, e producono andamenti differenziati dei prezzi sulla base di valutazioni di medio e lungo periodo. Quando gli operatori “ragionano”, si sentono liberi di comprare e vendere asset diversi in base a valutazioni personali, più o meno obiettive, ma pur sempre soggettive e questo loro comportamento “individualizzato” fa sì che le correlazioni fra i diversi mercati risultino labili e poco evidenti. In contesti di questo tipo è frequente osservare che l’Euro mostra forza pur con mercati relativamente deboli o viceversa, e, come pure si è potuto verificare, che il Dax non sempre tende a seguire l’andamento di Wall Street.
2. Fase irrazionale
Quando, invece, gli spiriti animali degli investitori sono eccitati dalla paura dell’effetto domino innescato dal probabile fallimento di uno Stato sovrano e dalla speranza in un salvataggio politico che, escludendo la prospettiva di default, ribalti le prospettive dei mercati mondiali, i diversi valori fondamentali dei vari asset perdono di significato e la ragione cede il posto ad una incontrollata emotività. Il mercato vive in trepidante attesa di decisioni politiche e ogni indiscrezione o dichiarazione di intenti può far cambiare il segno del sentiment generale. Euforia e paura impediscono alla razionalità “individuale” di compiere scelte differenziate e si afferma un unico trend generale su tutti i mercati. Il trend rialzista o ribassista assume il ruolo di un ordinatore che “obbliga” tutti allo stesso comportamento: tutti a vendere o tutti a comprare (vedi: Il trend è un ordinatore). E’ l’effetto gregge. Tornando al nostro esempio di correlazione intermarket, se lo S&P500 e il Dax all’unisono puntano verso il basso anche Eurusd e Euryen li accompagnano nella caduta. Al contrario quando i due mercati sono euforici assistiamo a veloci recuperi dell’Euro sia contro il Dollaro che contro lo Yen.
Non credo sia necessario chiarire in quale delle due fasi si trovino oggi i mercati mondiali, in un contesto in cui i pessimisti stanno aspettando la dichiarazione di default della Grecia con annesso effetto a cascata e gli speranzosi attendono un grande piano di salvataggio generale. Perdurando una tempesta finanziaria di scala globale, è del tutto evidente che gli operatori dal 2007 ad oggi, da cinque anni in qua, più che ai fondamentali economici, guardino ai decisori di politica economica e alle scelte delle banche centrali, e che, di conseguenza, nei movimenti dei prezzi che quotidianamente possiamo osservare ci sia poco di razionale.
In una situazione di questo tipo l’analisi intermarket offre al trader un importante strumento da utilizzare a supporto delle proprie analisi e decisioni. L’osservazione congiunta di ciò che è avvenuto nei mercati sopra citati in questi giorni offre una prova inconfutabile di quanto le correlazioni descritte siano risultate quasi millimetriche e può fornire, per i giorni a venire, un prezioso supporto nel valutare la affidabilità e la persistenza dei trend su ciascun mercato.
Il grafico qui sotto rappresenta l’andamento dell’Euryen negli ultimi mesi, ma, come è facile verificare attraverso il confronto dei relativi grafici un andamento del tutto simile hanno mostrato anche l’Eurusd, lo S&P500 e il Dax.
In conclusione, fino a quando si potrà fondatamente ritenere di essere in presenza di mercati guidati dall’emotività, l’analisi dell’andamento dell’Euro, più che mai correlato alle principali Borse occidentali, può essere migliorata, anche per operazioni di breve periodo, navigando a vista, attraverso il monitoraggio degli andamenti dei principali indici di mercato sui timeframe più brevi.